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 I Maya, una grande civiltà

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Violette
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MessaggioTitolo: I Maya, una grande civiltà   Lun Dic 21, 2009 1:27 pm


I Maya

Una civiltà dalle grandi conoscenze


La civiltà maya si è sviluppata su un'area poco più estesa dell'Italia, della Svizzera e dell'Austria tutte insieme, ossia poco più di quattrocentomila chilometri quadrati, nella parte meridionale della Mesoamerica, in un territorio che comprende il Messico meridionale, il Belize, alcune zone del Guatemala, dell'Honduras e del Salvador. In realtà, questo territorio ha caratteristiche assai differenziate per cui lo si può suddividere in tre aree. La zona meridionale - con le alte terre del Guatemala, le parti orientali dello stato messicano del Chiapas e quelle occidentali dell'Honduras e del Salvador - ha un ricco manto vegetale di conifere, con piogge tropicali da giugno a ottobre, e un clima sostanzialmente temperato. I terreni spesso vulcanici e le valli estese hanno favorito un'agricoltura a base di mais, fagioli e zucca. Vi si produceva anche il prezioso cacao. La zona centrale, con il Belize e i dipartimenti guatemaltechi di Izabal e La Verapaz oltre al Petén, confina a sud con la Sierra del Chiapas e a occidente con le pianure di Campeche e del Tabasco in Messico. Questi territori hanno un clima caldo e appartengono in gran parte al bacino del fiume Usumacinta; ci sono laghi e lagune, le precipitazioni vanno diminuendo procedendo verso il settentrione e le foreste tropicali cedono il passo prima a pini e roveri poi al tipico chaparral. La zona settentrionale è quella della penisola dello Yucatán. Il clima assai arido o semiarido e il terreno calcareo rendono preziosa l'acqua che si raccoglie nei tipici cenotes, vale a dire buche circolari, anche di notevoli dimensioni, formatesi per il crollo delle volte di grotte sotterranee e piene dell'acqua filtrata dal terreno calcareo.Le tre zone hanno quindi una forte differenza climatica e ambientale, con vegetazione e condizioni di vita diverse. La civiltà classica dei Maya è l'unica cultura dell'America precolombiana che abbia usato la scrittura. Nelle pianure del Petén e dello Yucatàn per sei secoli fiorirono grandi centri monumentali con torreggianti piramidi-templi di pietra rivestiti di stucco, con edifici di molte stanze definiti "palazzi", con camere coperte da volte a "falso arco", con strade rialzate che collegavano vari edifici, con sferisteri in muratura, con iscrizioni monumentali, con sepolture molto curate sotto gli edifici, accompagnate da ricche offerte e, in qualche caso, da sacrifici umani. Durante il periodo classico i maya delle alte terre si differenziarono notevolmente dagli altri perché non usarono più la scrittura e l'architettura in pietra.

La Leggenda del Serpente Piumato


All'arrivo degli Spagnoli, Quetzalcòatl rappresentava presso gli Aztechi il dio del vento. Simboleggiava anche l'acqua e la fertilità e, per estensione, la pioggia e la vegetazione o persino il manto verde della natura che si desta in primavera. Sedeva al primo posto nel pantheon di Teotihuacàn, la grande città teocratica degli altipiani del Messico centrale, assai prima che si verificassero le invasioni dei Toltechi e degli Aztechi. Alla fine dell'VIII secolo, quando le tribù tolteche di lingua nahua, specialiste nei sacrifici umani, s'infiltrano nel territorio di Teotihuacàn e distruggono la città, adottano, secondo le loro tradizioni, il Serpente Piumato, cui danno il nome nahua di Quetzalcòatl (quetzal "piume preziose", e còatl "serpente"). Il Serpente Piumato si diffuse in tutto il Messico sulla scia dei feroci conquistatori. Col suo potere essenziale e benefico di "portatore di piogge", divenne ben presto la divinità tolteca predominante, al punto che il suo solo nome si rivesti di virtù magiche e finì col diventare il titolo supremo riservato ai re-sacerdoti di quel popolo. Quando i guerrieri aztechi, del pari di lingua nahua, dilagarono a loro volta sugli altipiani a partire dal XIII secolo, raccolsero e assimilarono le tradizioni, le leggende e le gesta storiche dei cugini Toltechi. Dalle loro cronache apprendiamo che il quinto sovrano tolteco, Quetzalcòatl, visse cinquantadue anni, dal 947 al 999. In realtà si chiamava Ce-Acatl (Uno-Canna) dal nome dell'anno di nascita; ricevette il titolo di Quetzalcòatl quando venne eletto re-sacerdote di Tollan, alla morte del padre. Quetzalcòatl era un uomo di grande bruttezza: portava la barba, ma era casto, pio, giusto e benevolo. Fu un grande realizzatore. Con lui ha inizio l'età d'oro dei Toltechi. Troppo breve, purtroppo; perché il sovrano di Tollan commise un grave errore. Avendo tentato di abolire i sacrifici umani per sostituirli con offerte di fiori, incenso, farfalle e pane di mais, si fece numerosi nemici, particolarmente fra i capi guerrieri. Questi ultimi moltiplicarono le occasioni per far cadere in errore e in peccato il loro re. Impuro, diventava automaticamente indegno del trono e poteva essere destituito. Tutti i loro tentativi fallirono, fino al giorno in cui gli offrirono uno specchio. Spaventato dalla propria bruttezza e dalle proprie profonde rughe, egli acconsentì a bere un liquido ad alta gradazione alcolica per cacciare la sgradevole impressione. Cantò, bevve ancora, scordò ogni dignità e sprofondò in una triste dissolutezza. L'indomani il suo cuore era gravato dalla vergogna. Preferì perciò lasciare Tollan e prese, col suo seguito, la strada di Tlapollan, in direzione est. Quetzalcòatl morì l'anno uno-canna, un anno che portava lo stesso nome di quello della sua nascita, essendo vissuto cinquantadue anni, vale a dire un intero ciclo di tempo. Alla sua morte, un altro importante ciclo prendeva l'avvio per cinquantadue anni. Il cuore di Quetzalcòatl raggiunse Venere, la stella del mattino, e il pianeta assunse da quel momento in poi il nome di Ce-Acatl. Le cronache azteche insistono molto sul fatto che il re barbuto della città di Tollan, ossia della regione dell'ovest, paese del colore bianco, fuggì verso est, paese del colore rosso e nero, al fine di prendere il mare e perire tra le fiamme. Questi racconti precolombiani aggiungono che Quetzalcòatl aveva dichiarato, prima della partenza, che sarebbe tornato da est per mare a restaurare il suo regno tolteco. Questa predizione avrebbe notevolmente semplificato il compito di Cortés al suo arrivo in terra azteca. L'imperatore Moctezuma immaginò che la vecchia profezia si traducesse in realtà. Tutto concordava: lo straniero portava la barba, era bianco, colore simbolico dell'ovest, e quindi di Quetzalcòatl, e giungeva da est, per mare, nell'anno uno-canna! Cosi', anziché schiacciare lo spagnolo appena sbarcato con le centinaia di migliaia di guerrieri di cui disponeva, si affrettò a fare offerte agli dei e doni a Cortés. Tra questi doni c'era la sontuosa acconciatura di piume di quetzat che era appartenuta, stando alla tradizione, a Quetzalcòatl stesso. In tal modo Moctezuma consegnò l'impero azteco agli Spagnoli. "Eppure questa cultura è sopravvissuta alle vicende secolari e dilata i nostri orizzonti con nuove valutazioni estetiche e applicazioni di moduli architettonici di una modernità sorprendente; così come i suoi testi più antichi ci incitano allo studio di originali modi di concepire l'universo, l'aldilà, il destino dell'uomo, le scienze, le arti, la funzione del pensiero." I Maya oggi Il fascino esercitato dalle rovine dell'antica civiltà Maya e le numerose teorie sulla loro "fine", fanno spesso dimenticare che i Maya non sono mai scomparsi e che ancora oggi popolano vaste regioni del Messico e del Guatemala. L'equivoco nasce probabilmente dalla confusione tra la civiltà "archeologica" dei Maya e l'omonima famiglia linguistica ed etnica. Così come nell'antichità anche oggi i Maya sono suddivisi in diversi gruppi etnici tra cui Tzotzil, Tzeltal, Chol, Tojolab e altri. Il modo di vivere dei Maya d'oggi inoltre non differisce molto da quello dei loro antenati: conserva, infatti, molti dei costumi antichi, e nelle preghiere continua a nominare le divinità del passato insieme ai santi cattolici. Anche le attività economiche non sono cambiate: l'agricoltura rimane sempre la fonte di sostentamento principale. Attualmente, le persone che parlano lingue Maya sono probabilmente oltre un milione, ma questa cifra non rende giustizia dalla fortissima presenza di indigeni di lingua spagnola e al ruolo della cultura Maya nell'ambito della cultura messicana. La "Resistenza culturale dei Maya" è la conseguenza della colonizzazione politica, culturale ed economica a cui sono stati sottoposti; situazione che ha causato nei secoli un'infinità di rivolte, l'ultima delle quali (quella dell'Esercito zapatista del Chiapas, composto in gran parte da Indigeni Tzotzil e Tzeltal) ci mostra i Maya sotto un aspetto ben diverso da quello oleografico a cui ci ha abituati una certa storiografia.

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MessaggioTitolo: Re: I Maya, una grande civiltà   Lun Dic 21, 2009 1:28 pm

La Quinta Era Maya


Secondo i Maya ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà. Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali.
Alcuni studiosi affermano che la prima civiltà - quella distrutta dall’Acqua - era Atlantide. Nel Popol Vuh dei Maya Quiché, si legge: "un diluvio fu suscitato dal Cuore del Cielo... una pesante resina cadde dal cielo.. la faccia della terra si oscurò, e una nera pioggia cadde su di essa, notte e giorno".
Secondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta, governata dal dio Quetzalcoatl) terminerà nel 2012. Cosa ci dobbiamo aspettare? Secondo i ricercatori Maurice Cotterell e Adrian Gilbert, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta. La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici, descritti dallo storico Immanuel Velikvosky nel suo libro "Earth in Upheaval":

"...Un terremoto farebbe tremare il globo intero. Aria e acqua si muoverebbero di continuo per inerzia, la Terra sarebbe spazzata da uragani e i mari investirebbero i continenti... La temperatura diverrebbe torrida e le rocce verrebbero liquefatte, i vulcani erutterebbero, la lava scorrerebbe dalle fratture nel terreno squarciato, ricoprendo vaste zone. Dalle pianure spunterebbero come funghi le montagne, che continuerebbero a salire sovrapponendosi alle pendici di altre montagne e causando faglie e spaccature immani. I laghi sarebbero inclinati e svuotati, i fiumi cambierebbero il loro corso, grandi estensioni di terreno verrebbero sommerse dal mare con tutti i loro abitanti. Le foreste sarebbero divorate dalle fiamme e gli uragani e i venti impetuosi le strapperebbero dal terreno... Il mare, abbandonato dalle acque, si tramuterebbe in un deserto. E se lo spostamento dell’asse fosse accompagnato da un cambiamento nella velocità di rotazione, le acque degli oceani equatoriali si ritirerebbero verso i poli e alte maree e uragani spazzerebbero la Terra da un polo all’altro... Lo spostamento dell’asse cambierebbe il clima in ogni luogo... Nel caso di un rapido spostamento dell’asse terrestre, molte specie di animali sulla Terra e nel mare sarebbero distrutte e la civiltà, se ancora esistesse, sarebbe ridotta in rovine".

Lo scenario ipotizzato da Velikovsky, oltre a ricalcare le leggende Maya, espone scientificamente le profezie del monaco Basilio. Cotterell, in base ai suoi studi sull’attività delle macchie solari e sul calendario Maya, ha concluso che la profezia relativa alla fine della quinta Era deriva da un calcolo della prossima inversione del campo magnetico terrestre, prevista per il 2012. Chissà, forse fu proprio uno spostamento dell’asse terrestre che circa 10.500 anni fa fece sprofondare Atlantide e Lemuria e provocò il Diluvio Universale.

La misteriosa fine dei Maya


Terminato intorno al 1000 il periodo classico dei Maya, le grandi città vengono progressivamente abbandonate per motivi misteriosi, è l'inizio della fine per i Maya. Recentemente gli archeologi hanno ottenuto le prove per poter affermare che nel 10° secolo d.c. si determinò una eccezionale siccità nei territori maya che portò carestie e desertificazione, questo sembra essere il motivo della fine dei maya ( dott. Dick Gill - archeologo). La capitale si sposta da Chichén Itzá a Mayapán. La genuina civiltà maya ha termine intorno alla metà del X secolo a seguito dell’intervento dei Toltechi. Considerati i distruttori dell'antico Impero, i Toltechi furono invece gli artefici dell'unificazione politica delle disperse popolazioni maya. Sotto il loro influsso, i Maya acquistarono non solo i costumi religiosi e guerreschi caratteristici delle civiltà più propriamente messicane, ma costituirono una vera e propria civiltà urbana ed ebbero centri politici unitari. Col nuovo Impero ha inizio l'epoca maya-tolteca, che viene divisa in tre periodi:
il primo periodo, detto Puuc (dal nome di un tipo di ceramica e di decorazione), dal 987 al 1194, fu caratterizzato dall'egemonia di Chichén Itzá, dalla costituzione della cosiddetta lega di Mayapán (città fondata nel 941 o nel 987) e dalla cacciata dell'aristocrazia Itzá da Chichén Itzá a opera dei Cocom, clan aristocratico di Mayapán;
il secondo periodo durò dal 1194 al 1441 e vide l'estendersi dell'egemonia di Mayapán su tutti i centri dello Yucatán settentrionale;
il terzo periodo ha inizio con la distruzione di Mayapán e con il progressivo abbandono di gran parte delle città dello Yucatán.
L'attività architettonica subisce un rallentamento, mentre si incrementa la produzione scultorea di paramento che giunge a una sovrabbondanza e a una complicatezza tali da far parlare di "barocco" maya: queste caratteristiche stilistiche si riflettono anche sulla ceramica.
Nel XV secolo, l'Impero maya entra in piena decadenza, tale periodo fu caratterizzato da una serie di calamità (uragani, pestilenze, vaiolo) e dall'arrivo degli spagnoli che raggiunsero la costa settentrionale dello Yucatán una prima volta nel 1518. Anche se la conquista spagnola non si realizza che molto più tardi, i Maya si ritirano progressivamente nelle giungle, abbandonando le vecchie città, e la loro civiltà non produce più opere grandiose, pur mantenendosi viva anche attualmente. Le popolazioni di derivazione maya costituiscono uno dei gruppi principali della Mesoamerica.

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