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 Il Popolo Celtico

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Violette
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MessaggioTitolo: Il Popolo Celtico   Lun Set 28, 2009 1:29 pm



Su di loro, fino a non molti anni fa, gli studenti italiani non trovavano nei libri di storia che qualche vago e convenzionale cenno. La lettura del De bello gallico di Giulio Cesare, esercizio immancabile nell'apprendimento del latino, consolidava poi l'idea che si trattasse di barbari, un termine di derivazione greca che designava l'estraneità culturale di una certa popolazione nonché la paura stessa della "diversità". L'attenzione e soprattutto l'ammirazione verso l'affascinante mondo degli antichi Celti sono andate crescendo sempre più, partendo dal Romanticismo, specie in questi ultimissimi anni, grazie al contributo di studiosi, archeologi, mostre come quella de I Celti allestita nel 1991 a Palazzo Grassi di Venezia, riviste di argomento celtico, diffusione della musica celtica (vedi anche Festa di Trigallia). Per circa duemila anni il mondo civilizzato non ha saputo altro dei Celti se non quello che dicevano di loro gli scrittori dell'antichità. Oggi è normale però nutrire molte riserve verso questi autori, troppo spesso prevenuti o vincolati, come Cesare appunto, a motivi di propaganda personale. Queste testimonianze tuttavia conservano per noi il loro valore di informazione, se non sempre su quello che i Celti erano in realtà, almeno su quanto pensavano di loro i contemporanei. La seconda fonte di notizie è costituita dall'archeologia monumentale: tracce o resti di case, di fortezze, di accampamenti, di porti, di strade, di agglomerati, di luoghi di lavoro, di utensilerie e oggetti vari. L'iconografia ci fornisce poi altri elementi di comprensione di questa civiltà: dall'arte di La Tène (metà del V secolo a.C. - Era cristiana) alla scultura pre-romanica fino ai suoi ultimi risultati; dalla scultura celto-romana alla numismatica gallica, che è di grandissimo pregio. Anche la letteratura insulare va considerata come quarta fonte di dati al fine di una conoscenza il più possibile approfondita dei Celti, dalla letteratura irlandese a quella bretone. Quello dei Celti fu il primo popolo stanziato a nord delle Alpi che uscì dall'anonimato, entrando in contatto, nella seconda metà del I millennio a.C., con le coeve civiltà mediterranee, alle quali era antecedentemente ignoto. Oggi si può affermare che l'espansione celtica verso tutte le direzioni della bussola, ha portato nella maggior parte dell'Europa occidentale un'omogeneità etnica, linguistica ed economica che precede di secoli l'azione unificatrice dell'Impero Romano. Oltre che alla cultura materiale, si deve pensare anche a un originale patrimonio spirituale elaborato, amministrato e diffuso dalla casta sacerdotale dei DRUIDI che, attenuatisi i legami tribali, corrisponde alle più autentiche e profonde radici della tradizione celtica.

Resta il fatto che le origini dei Celti sono, tuttora, un mistero, anche perché, mentre per popoli come gli Egizi, i Greci o i Romani si può parlare di "civiltà" in senso più pieno e se ne può ricostruire dettagliatamente il percorso storico grazie all'abbondanza delle fonti scritte, la documentazione sui Celti, fino al contatto con i Greci e i Romani appunto, è sostanzialmente quella di una cultura, nel significato che a questo termine assegnano gli studiosi della preistoria e gli archeologi. E' un mondo complesso e affascinante nel quale ci si immerge lasciandosi alle spalle il proprio. Infatti tra i Celti e noi si stende l'universo della cultura greco-latina e della tradizione cristiana, che hanno oscurato la memoria legata a quella antica civiltà, caratterizzata da una concezione della vita più incentrata sul "perché" che sul "come". Il problema da risolvere per loro non era quello di come dominare le forze della natura e della creazione, ma di come riuscire a penetrare a fondo il mistero del destino umano per abbandonarvisi con una sorta di rassegnata e inesorabile ebbrezza. Questo il fascino peculiare dell'antico mondo celtico, un mondo il cui punto di forza e paradossalmente di debolezza fu la fantasia e l'individualità, motivo per cui il suo epilogo ebbe inizio proprio quando la disincantata civiltà romana, che viveva agli opposti concettuali, alla fantasia opponeva la prammatica praticità e all'individualismo, l'arma più distruttrice e dominatrice mai creata: il servizio militare. L'eroico individualismo guerriero venne meno al confronto con la fredda e calcolata strategia militare, nonostante i Celti fossero più numerosi dei romani e impugnassero armi spaventosamente più micidiali. «Se vuoi sapere come i Romani hanno conquistato il mondo conosciuto,» afferma il grande scrittore fantasy ed esperto di strategie militari David Gemmell, «la risposta è il gladio, la corta spada che usavano. Una lama di 18 pollici con cui effettui affondi è diversa da una spada di tre piedi con cui fai dei fendenti - questo significa che puoi stare spalla a spalla su un muro, dove una lama calata di taglio ti manterrebbe a sei piedi in ogni direzione dai tuoi compagni. Non importa quanto i Celti superassero in numero i Romani, al momento del contatto erano tre a uno per i Romani». Sarà solo l'evoluzione della storia a riportare in luce i mirabili fasti di quella cultura così genuina e affascinante, così misteriosamente legata alla natura e mai completamente sondabile sino in fondo.

I Druidi





Le notizie che abbiamo sui druidi differiscono a seconda degli autori e delle epoche, ma più che contraddirsi esse si completano. I druidi (il cui termine significa "molto saggio") erano essenzialmente dei sacerdoti che presiedevano alle cerimonie del culto e soprattutto celebravano i sacrifici. Scandivano il tempo secondo avitici rituali. Tutta la concezione del tempo, per i Celti, era regolata sulle fasi della luna, patrona della fecondità della terra e delle donne, basata su quattro grandi eventi stagionali, di cui l'Irlanda ha conservato il nome. L'anno cominciava il 1° maggio, cioè con la stagione dei giorni più lunghi. In Bretone giugno è detto "mezza estate". L'inverno cominciava il 1° novembre, in bretone inizio dei "mesi neri", così come mostra il nome di ottobre "sotto-autunno". Tutte le conoscenze e i segreti erano appannaggio dei druidi. E' possibile che all'inizio, essi formassero un'unica classe ma poi la loro organizzazione si sviluppò, divenne più complessa e perciò si articolò in classi diverse. Una di queste riuniva in Gallia i Vates, specializzati in sociologia, in storia e in scienze naturali, per finire, vi furono ai margini della collettività druidica, i Bardes, sorta di poeti-cantastorie ufficiali della società celtica e nello stesso tempo, cronisti. Infatti, in un'epoca in cui non esistevano i giornali, gli avvenimenti erano divulgati da interminabili cantilene che il popolo ascoltava con passione. Nella gerarchia irlandese, invece, a fianco dei druidi, compaiono i Filid, che svolgevano in qualche modo le funzioni scientifiche e poetiche ed erano quanto a dignità uguali ai druidi, nonché disposti secondo una rigida gerarchia. La parola druido significa "molto saggio". Gli antichi avevano sentito parlare di loro fin dal IV sec. a.C. e avevano un profondo rispetto per le loro conoscenze e la loro saggezza.
Non abbiamo nessun testo che riassuma l'insegnamento dei druidi, ma sappiamo che, senza essere esoterico o segreto, tuttavia esso era riservato agli allievi delle loro scuole, specie di seminari agresti, lontani dall'agitazione del mondo e frequentati soprattutto dai figli dell'aristocrazia. La quercia per i druidi era particolarmente sacra, poiché vi si raccoglieva il vischio. I boschi, più ancora dei laghi e dei fiumi, erano luoghi di presenza divina. Il bosco era a tal punto parte integrante della cultura dei Celti che per loro non era possibile dissociarlo dagli sforzi per abbattere il nemico. Per i Romani abbattere i santuari forestali dei Celti era importante quanto sconfiggerne le truppe sul campo di battaglia. La visione della vita che i Celti acquisivano per mezzo dell'insegnamento druidico, l'assenza di paura per la morte e dell'aldilà, non si spiegherebbero senza una credenza radicata nell'immortalità dell'anima e nella possibilità per l'uomo di conoscere le forme di esistenza più diverse. Infatti il loro amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, la loro apertura verso tutte le esperienze, rivela in loro il senso dell'unità del cosmo, più di duemila anni prima che la scienza moderna, con tutte le sue tecniche, avesse solo cominciato a supporla. I druidi rappresentavano il cardine dell'unità dell'impero spirituale celtico, i promulgatori dell'armonia e della sapienza, i signori degli elementi (acqua, fuoco, vento, terra). Fu proprio per questo che i conquistatori romani arrivarono a sopprimerne la casta e proibire le loro riunioni e il culto, per colpire al cuore la società celtica.

Fonte: Internet

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MessaggioTitolo: Re: Il Popolo Celtico   Mer Set 30, 2009 2:36 pm

interessante puoi postare altro?
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Violette
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MessaggioTitolo: Re: Il Popolo Celtico   Mer Set 30, 2009 6:09 pm

Appena lo trovo, volentieri Very Happy

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MessaggioTitolo: Re: Il Popolo Celtico   Mer Set 30, 2009 6:12 pm

grazie mille Smile
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Violette
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MessaggioTitolo: Re: Il Popolo Celtico   Gio Ott 01, 2009 1:39 pm

La Donna Celta


Come vivevano le antenate delle attuali donne europee?

Pur essendo quella celtica una civiltà di origine indoeuropea come quelle greca, romana, germanica, slava, trace, iberica, armena, iranica e ittita, e molte altre, il ruolo della donna ed il suo peso sociale all'interno di queste culture era spesso profondamente diverso.

Lontana dall'essere confinata come le sue contemporanee romane nel gineceo o ridotta in schiavitù come in certe civiltà poligame, la donna celta godeva di ampie libertà e i suoi ambiti erano considerati tanto privati che neanche i curiosi storici greci ebbero la possibilità di esservi ammessi. Ma da Diodoro Siculo sappiamo per esempio che esse erano tanto coraggiose e altezzose quanto gli uomini, e Ammiano Marcellino rende ancora meglio questa idea di nobiltà e forza affermando che intere schiere di guerrieri non avrebbero potuto tener testa ad un solo gallo che avesse chiamato in suo aiuto la moglie!

Che le donne celtiche fossero anche temibili regine e guerriere ce lo conferma anche lo storico romano Dione Cassio con la descrizione della celebre Boadicea, che guidò i britanni in una coraggiosa rivolta contro i romani: "Boudicca era alta di statura, con uno sguardo che incuteva paura, una voce roca e una massa di capelli rosso brillante che le scendeva fino alle ginocchia. Portava una collana d'oro dagli anelli intarsiati, una veste variegata e, sopra questa, un manto chiuso da una fibbia. Stringeva nella mano una lunga lancia, che incuteva timore a quanti la osservavano". Boadicea diede filo da torcere agli invasori conquistando diverse oppida romane come Colchester, sede del governatorato, distruggendo Londinum (Londra), occupando Verulasimium (St. Albans nell'Hertshire) e quando le cose girarono al peggio si diede la morte per veleno, negandosi al nemico per entrare nella leggenda.

La donna celta aveva proprietà e domini, che manteneva anche in caso di divorzio (la società celtica di 25 secoli fa già contemplava questa istituzione) e che all'interno del matrimonio le potevano anche permettere di essere l'elemento dominante della coppia. Ciò nonostante era in vigore presso alcune rare popolazioni il sacrificio rituale della sposa in caso di morte del marito, soprattutto se quest'ultimo era di alto rango, allo scopo di condividerne il destino nell'aldilà. Un esempio di questo costume lo si trova nel campo funerario di Hohmichelle, nella Germania meridionale.

Il matrimonio era, infatti, soprattutto un contratto che legava due famiglie o due domini e non una questione di sentimenti, tant'è che nell' irlandese precristiano lo stesso termine che designava sia il matrimonio che il contratto era "caratrad", che significava "amicizia". L'attuale termine "pòsadh" per indicare il matrimonio infatti deriva dal latino "sponsus", mentre il termine utilizzato allora per indicare l'amore era "serg", ovvero "languore", ma anche "malattia" ad indicare una vera e propria affezione dell'animo. Il letto era insomma per la donna celtica non tanto un luogo di piacere quanto quello del dovere coniugale. E' interessante notare che per quanto riguarda il costume del matrimonio, presso i celti non esisteva l'equivalente della "conferreatio" romana e non vi erano esigenze riguardo la purezza, o verginità, della sposa od altre qualità particolari.

Nelle società indo-europee la monogamia era un regola giuridica che non conosceva eccezioni, benché il concubinaggio, che comunque non metteva mai in causa il patrimonio individuale della sposa, e la poliandria, cioè la possibilità per una donna di avere più amanti, erano conosciuti, praticati a volte per per necessità e più o meno tollerati. Ciò in effetti rispondeva soprattutto ad esigenze di sopravvivenza, poiché spesso gli uomini, decimati da guerre continue, erano in numero talmente esiguo che allo scopo di assicurare la continuità di certe famiglie come di certi clann e la sopravvivenza stessa della tribù dovevano in qualche modo adattarsi ed unirsi in matrimonio con più donne, molto spesso vedove.
Mentre la poliandria, di cui si ha qualche traccia storica, sembrava soprattutto un' usanza sociale in vigore presso alcuni popoli, soprattutto sulle isole, essendo motivo di orgoglio e di grande onore per una fanciulla concedersi di sua spontanea volontà ai guerrieri più coraggiosi.

La posizione della donna celta, che a tutti gli effetti era uguale a quella degli uomini, la poneva però anche nell'obbligo di servire come guerriero, ed a quanto riferitoci dagli autori latini e greci che ne parlarono, queste temibilissime guerriere ispirarono o perlomeno rafforzarono il mito greco delle Amazzoni, senza dimenticare che altre donne guerriero, le celebri Valkirie, erano già presenti da molto tempo anche nella mitologia nordica.

Le guerriere celte continuarono per lungo tempo a combattere anche dopo la conquista romana e a dispetto del cristianesimo. In Irlanda per esempio le donne proprietarie di beni fondiari erano obbligate per legge al servizio di leva e tale costume resistette fino alla sua abolizione con l'editto di Tara nel VII secolo.

Nella mitologia celtica e soprattutto in quella irlandese, di cui ci resta più ampia testimonianza, non è azzardato dire che tra i temi più fecondi vi erano quelli che esaltavano la femminilità, e la stessa letteratura latina e greca è ricca di aneddoti sulla fedeltà, devozione, intelligenza e bellezza delle donne celtiche. Persino Cesare, ben conosciuto per la sua misoginia, esaltò il coraggio e la devozione delle donne che durante gli assedi di Avaricum e Bratuspantium, così come in quello più celebre di Alesia, con il petto nudo ed i seni in vista lo supplicavano di risparmiare le loro città.

Insomma, una figura quella della donna celta che se immaginata come vuole la tradizione, libera, sicura di sé, bellissima e armata di lancia o della grande spada celtica, forse oggi potrebbe incutere qualche fondato timore agli uomini moderni, abituati da molti secoli ormai a una donna sottovalutata e subordinata dalle convenzioni e dalla religioni a ruoli sociali di secondo piano.


Fonte: bibrax-internet

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MessaggioTitolo: Re: Il Popolo Celtico   Gio Ott 01, 2009 6:33 pm

potere alle donne!!!!!!!! bounce lol!
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